Intelligenza artificiale. Manuale per l’uso
Mario De Caro è tra i maggiori studiosi italiani di etica dell’AI. Filosofo e docente di Filosofia morale all’Università Roma Tre, dove dirige la cattedra UNESCO in “Ethics of Artificial Intelligence and Practical Wisdom”, e Visiting professor alla Tufts University negli Stati Uniti, si occupa da anni di rapporto tra mente, tecnologia e società. Dai prodromi su come nasce la “meccanizzazione del pensiero” ci spiega perché l’AI ha già cambiato i nostri paradigmi di pensiero, quali rischi pone la recente “agentic AI” e perché servono politiche e regole collettive. Quando nasce l’idea di meccanizzare il pensiero? Filosofi come Pascal e Leibniz immaginavano già sistemi capaci di eseguire ragionamenti in modo meccanico. Il vero punto di svolta arriva però nel 1956, alla conferenza di Dartmouth, quando nasce ufficialmente il termine “intelligenza artificiale”. L’idea originaria era rappresentare simbolicamente tutta la conoscenza umana e applicare regole logiche per dedurre nuove informazioni. Era un’AI “rule based”, fondata sulla deduzione. Che cosa distingue l’AI di oggi da quella iniziale? La differenza è radicale. I vecchi sistemi seguivano regole predefinite: partivano da assiomi e producevano conseguenze logiche. I nuovi sistemi, invece, sono “data driven”: imparano dall’esperienza. Il passaggio decisivo arriva nel 2017, con le nuove reti neurali e i Large Language Models (LLM). Questi modelli non lavorano più in modo sequenziale, ma analizzano enormi quantità di dati in parallelo, individuando pattern e probabilità. Dunque l’AI ragiona in modo abduttivo, cioè costruisce l’ipotesi più plausibile sulla base dei dati disponibili. È un tipo di ragionamento spesso usato nella scienza: Darwin, ad esempio, formulò la teoria dell’evoluzione collegando fenomeni apparentemente separati. L’abduzione è potente perché produce innovazione, ma comporta anche rischi: le conclusioni non sono mai certe. I Large Language Models “capiscono” davvero il linguaggio? I sistemi più avanzati mostrano forme di comprensione funzionale sempre più sofisticate. Riescono a produrre testi, immagini, musica e persino soluzioni creative in modi spesso indistinguibili da quelli umani. Non siamo più di fronte a semplici calcolatrici evolute. Sistemi come AlphaZero hanno dimostrato capacità strategiche e creative sorprendenti, imparando da soli attraverso tentativi ed errori. Si può parlare di Intelligenza artificiale cosciente? Gli studiosi sono divisi: alcuni pensano che sia possibile, altri lo escludono del tutto. Il punto cruciale è che l’AI può essere molto potente e pericolosa anche senza coscienza. I nuovi sistemi sono indeterministici: non possiamo prevedere del tutto i loro comportamenti né comprendere sempre come arrivino a una decisione. L’“agentic AI” non si limita a rispondere a un prompt, prende decisioni, pianifica azioni, agisce autonomamente. Questo apre possibilità enormi ma anche rischi considerevoli, perché questi sistemi operano già in ambiti strategici come finanza, sanità, pubblica amministrazione e difesa. Quali saranno i campi applicativi più prossimi? La medicina è probabilmente il settore in cui vedremo gli effetti più importanti. L’AI sta accelerando diagnosi e ricerca farmacologica. Ma le applicazioni sono ovunque: industria creativa, logistica, servizi finanziari, istruzione. Il problema è che spesso i sistemi sono opachi: funzionano, ma non sappiamo spiegare esattamente perché producano certi risultati. È il tema dell’“explainability”. Siamo due sistemi opachi, noi e le macchine: l’AI elabora soluzioni attraverso connessioni interne indecifrabili, così come noi umani non conosciamo le motivazioni profonde dei nostri comportamenti, ipotizzando razionalizzazioni a posteriori. Eppure proprio dall’interazione tra queste “opacità” possono emergere i risultati più interessanti. Tuttavia, sussistono rischi quali perdita di autonomia critica da parte delle persone, manipolazione informativa e discriminazioni algoritmiche. L’AI amplifica fenomeni già presenti nei social media, come polarizzazione ed “echo chamber”. Esiste poi il problema delle “allucinazioni”, cioè risposte false ma plausibili. Che cosa accadrà nell’ambito delle discipline creative? L’intelligenza artificiale produce immagini, musica e testi spesso indistinguibili da quelli umani. Ci sono stati casi di poesie generate da ChatGPT scambiate per opere di grandi autori e persino premiate dai lettori. Non parliamo ancora della creatività radicale di uno Shakespeare o di un Caravaggio, ma di una creatività “media” che questi sistemi hanno già dimostrato di poter raggiungere. È quindi fondamentale studiare il funzionamento di questi sistemi per sviluppare una prospettiva critica e autenticamente umana, basata sulla capacità di giudizio: quella che permette di riconoscere quando qualcosa, pur sembrando corretto, in realtà non funziona. Quale sarà l’impatto nel settore della brand identity? Dove risiederà il valore delle agenzie creative? L’interazione è la via: la macchina è uno strumento formidabile, ma non sostituirà i creativi. Il valore aggiunto delle agenzie sarà nell’armonizzazione di queste attività all’interno dei processi aziendali, facendo da interfaccia critica tra i sistemi artificiali e il modo in cui vengono effettivamente usati. Oggi c’è una grande richiesta di questo tipo di consulenze strategiche. In fondo, le macchine possono stimolare e sviluppare la creatività anche a livello dei processi decisionali dell’azienda, ma capire come farlo concretamente non è affatto ovvio: è un paradigma antropologico e operativo completamente nuovo. Come possiamo governare l’intelligenza artificiale? Le regole attuali bastano? No. L’AI Act europeo (Regolamento UE 2024/1689) è un primo passo importante, ma insufficiente. Servono regole internazionali e soprattutto sistemi progettati con vincoli etici intrinseci (“ethics by design”). Soprattutto serve una collaborazione tra politica, ricerca scientifica e società civile. La questione non è bloccare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, evitare che sistemi autonomi, opachi e imprevedibili operino senza limiti e senza controllo umano. Ovvero governarla secondo regole e trasparenza, democraticamente.
