1946 – 2026: Ottant’anni di giovinezza. Buon compleanno, Vespa!

Il 23 aprile 1946 fu depositato il brevetto della Vespa, lo scooter che diventerà un simbolo del design e dello stile di vita italiano nel mondo. Il progetto era stato voluto da Enrico Piaggio e aveva l’obiettivo di aiutare la mobilità individuale a basso costo, in un paese distrutto dalla guerra. Corradino D’Ascanio, geniale ingegnere aeronautico, che aveva inventato in precedenza un prototipo di elicottero e brevettato l’elica a passo variabile, affrontò il tema senza considerare le logiche consuete della ciclistica (la forma delle moto dipende dal telaio, che deriva da quello delle biciclette), ma attingendo dalle sue competenze aeronautiche e dal magazzino ricambi ormai inutilizzabile. Fino ad allora, infatti, la Piaggio aveva prodotto aerei da guerra, navi e carrozze ferroviarie. Così, il motorino d’avviamento dei motori stellari degli aerei divenne il propulsore del nuovo scooter. Analogamente, le piccole ruote con un solo ammortizzatore, disposto di lato, provenivano dai carrelli degli aerei. La novità assoluta era nel telaio – carrozzeria a scocca portante, che conferiva alla Vespa quella forma unica e introduceva soluzioni inedite di fruizione: la posizione di guida era stata pensata secondo l’ergonomia della “normale” seduta e non richiedeva di dover scavalcare il serbatoio del carburante, come nelle motociclette; le parti meccaniche erano nascoste dalla carrozzeria (come nelle automobili) e lo scudo anteriore proteggeva le gambe del guidatore, dal fango, e anche dalle cadute… Una rivoluzione, insomma, che si prestava a una guida facile, anche al femminile, poiché il mezzo si poteva “governare” indossando la gomma. L’omaggio alla Vespa, realizzato da Inarea, risale al 1997 per salutare il ritorno del nome storico dello scooter, dopo la parentesi della “Cosa”, che era stata introdotta nel 1988. Si tratta di 16 immagini, delle composizioni ottenute assemblando oggetti tra loro coerenti, in grado di ricomporre la celebre sagoma. La grammatica visiva è quella caratteristica di Inarea, in cui elementi “umili” della quotidianità, combinati tra loro, danno vita ad altre forme: in questo caso, il mito Vespa. Quelle interpretazioni incontrarono un immediato consenso e Piaggio decise di farne un calendario, distribuito in tutto il mondo, intitolato “The Vespa 1998 Calendar”. E sono tuttora esposte nel Museo Piaggio di Pontedera. Tanti auguri, Vespa, per questi ottant’anni di giovinezza!

31 dicembre: San Silvestro

As if we were catapulted into Hogwarts castle, let’s imagine entering a dark room and, candelabra in hand, illuminate all the scenes of this year one by one. Perhaps for some we deserve a slap (not a slap, not even Boniface VIII). But for others, we couldn’t help but give ourselves a caress. There will be points we haven’t reached and which, in this room, will necessarily remain dark. Perhaps in 2022 we will be able to shed even more light on ourselves, perhaps by summoning lateral thinking more often: this is a bit what we have tried to do with “Imaginarea Daily” in these 365 moons. Therefore, the gauntlet for 2022 is drawn. Meanwhile, for tonight, happy New Year’s Eve and happy New Year’s Eve!   Name day San Silvestro I, Pope

Il 30 dicembre 1865 nasce Rudyard Kipling

Ne “Il libro della giungla” Mowgli viene salvato dal serpente Kaa, che lo libera da una popolazione di scimmie, ipnotizzandole. Alcuni studiosi hanno messo in relazione la nostra paura ancestrale verso questo animale con quella dei primati, da cui non a caso discendiamo. Sta di fatto che il serpente ci ipnotizza da sempre: succede a Eva e così facevano anche quelli sulla testa della Medusa, un secondo prima di pietrificare i malcapitati… A parte il fatto che due serpenti intrecciati sono diventati il simbolo di medici e farmacisti, “Il libro della giungla” è un raro caso in cui questo animale è presentato in un’accezione positiva: è un aiutante, magari sordo al primo richiamo, ma quando si attiva è un deposito di memoria. La sua funzione cambierà a partire dal cartone Disney: qui è un personaggio scialbo e un antagonista secondario (perché il primo è la tigre). A dispetto di queste cancellature, ci sentiamo di preferire la versione più aderente al romanzo. Anche lo zoo (iconografico o semantico) è bello perché è vario.   Onomastico San Felice I, Papa

Il 29 dicembre 1800 nasce Charles Goodyear

Il jazzista Gil Evans amava dire che nell’arte tutto è, o dovrebbe essere, un esperimento e i capolavori sono esperimenti riusciti. Nel 1839 Charles Goodyear fece cadere accidentalmente della gomma indiana mescolata con zolfo su una stufa calda: scoprì così la vulcanizzazione. Nei trasporti, da quel momento in poi, cambierà tutto; nella vita di Goodyear, un po’ meno, tra battaglie per il brevetto e i debiti che gli valsero, tra le altre cose, anche un soggiorno in prigione a Parigi. Siamo partiti dall’arte, perché effettivamente la gomma ha avuto da sempre un suo potere evocativo: proviamo a contare i romanzi, i dischi o i film nati dalle due ruote di una motocicletta (solo per restringere la lista ai ciclomotori). Piccoli capolavori, nati da un esperimento ben riuscito.   Onomastico San Tommaso Becket, Vescovo di Canterbury

Il 28 dicembre 1946 c’è l’esordio di “Don Camillo e Peppone”

Luigi Meneghello è uno degli scrittori più sconosciuti, ma anche più brillanti del suo tempo: veneto della provincia, dopo la guerra va in Inghilterra e lì, alla giusta distanza, si dedica allo studio della sua lingua. È più o meno lo stesso periodo in cui Giuseppe Guareschi iniziava a pubblicare su il «Candido, settimanale del sabato» le storie di Don Camillo e Peppone. Anche qui la cornice era quella della bassa; le vicende, quelle che conosciamo. Però, oltre a queste figure in primo piano, chi ha mai rivolto l’attenzione verso lo sfondo? Immaginiamo di guardare un Giuseppe Pellizza da Volpedo, però per una volta a cuor leggero. Luigi Meneghello descrive quelle persone con una parola che rende solo in dialetto, ed è “bisogna”: bisogna lavorare, “bisogna èssare bòni” (sintesi di filosofia morale) e molti altri bisogni ancora. Eppure, che importa? C’erano le biciclettate sul Po, la festa del patrono e il vino dell’oste sempre buono. Tra il bisogno di tirar la cinghia, queste figurine in bianco e nero sapevano come chiudere il cerchio. Onomastici: Santi Innocenti Martiri

Il 27 dicembre 1904 debutta in teatro “Peter Pan”

In “Peter Pan”, il coccodrillo aveva ingoiato la sveglia di Capitan Uncino. Non succederà mai la stessa cosa alla nostra, ma questo non ci impedisce di andare per cinque minuti all’“Isola che non c’è”… Tanta ne è passata di acqua, sotto il canale della Manica, da quando J.M. Barrie ha presentato questa pièce teatrale: un successo che ha travalicato così tanto il suo ambito (la narrativa d’infanzia vittoriana) che studi di psicologia, chiacchiere tra amici e litigate tra amanti non possono più fare a meno di questa frase: la sindrome di Peter Pan. Eppure, non ci sentiamo di stigmatizzarla così tanto se, come è successo a Wendy, rimane l’ingrediente per inventare fiabe. Anche se la signorina sceglierà di lasciare l’isola (valutando che crescere non sia poi così male), ha portato con sé una sorta di lievito madre: l’immaginazione. Con l’unica accortezza di prendersene cura e impastarlo con la vita.   Onomastico: San Giovanni Apostolo

26 dicembre: Santo Stefano

I giorni di festa sono anche quelli delle gite. Così, girovagando per chiese e musei, potreste imbattervi nell’immagine di Santo Stefano: la riconoscerete per la presenza di una pietra. È stato il primo martire della chiesa e nel giorno ormai consacrato alle insalate di rinforzo, fa un certo effetto scoprire l’origine di questa storia: Stefano era un ragazzo che prestava servizio alle mense di Gerusalemme. Dunque, se ieri la luce è venuta per illuminare le genti, questo giovane è stato il primo a rimboccarsi le maniche per tenerla accesa. Vero, non è una storia a lieto fine; eppure al Museo Poldi Pezzoli di Milano abbiamo trovato una tela dove dalla palma del martirio spunta a sorpresa il germoglio di un frutto nuovo. Credenti o meno, il messaggio lasciato da questo giovane è chiaro; quanto a noi, potremmo far tesoro di tutte queste primizie, per il nostro personale emporio.   Onomastico: Santo Stefano

25 dicembre: Buon Natale!

In ogni giorno dell’anno, chiunque avvicini il proprio volto a quello di una culla vive di luce riflessa. Lo sapevano molto bene Correggio o Jacopo Bassano, che hanno rappresentato questo stato in tutti i loro notturni con pastori; potremmo citarne mille di immagini dove i volti dei presenti, in quella notte, sono inondati da qualcosa che sta un po’ stretto nel perimetro delle parole. Forse è per questo che Maria, nel Vangelo di Luca, preferisce rimanere in silenzio e serbare tutte queste “cose”, meditandole nel cuore. Queste giornate, sono spesso additate come quelle del dispendio; eppure oggi avremo con noi un’eccedenza di luce. Dunque, cosa farne? Noi speriamo di avere l’occasione di condividerla con chi, come Ungaretti, preferisce starsene da solo, tra le quattro capriole di fumo del focolare. Magari domani, non avremo più nodi al pettine da districare. Di vero cuore, da tutti noi, buon Natale.   Onomastico: Sant’Anastasia

24 dicembre: Vigilia di Natale

Quando ai tempi dei nonni dei nostri nonni si diceva “osservare vigilia stretta” la faccenda era di quelle da pasdaran: il digiuno era – si perdoni il gioco di parole – il vigile della festa. Oggi, la ristrettezza è stata relegata in cantina e ai piani alti della cucina c’è solo l’attesa mangereccia. “Cosa c’è di così spiacevole nell’essere ubriachi? Chiedilo a un bicchier d’acqua”, scriveva Douglas Adams. L’humor acetico di “Guida galattica per gli autostoppisti” serve a ricordarci che, oggi, c’è anche un secondo soggetto in attesa, ed è il signor stomaco. Sa che tra poche ore inizierà un tour de force che andrà dritto e spedito fino al 6 gennaio; forse, si augurerebbe almeno una vigilia stretta. Pertanto, il minimo che possiamo fare è dedicargli un omaggio natalizio crudista.   Onomastico: Santa Irma

23 dicembre 1979: addio a Peggy Guggenheim

Camminando per Venezia qualche decennio fa, non sarebbe stato difficile imbattersi in Peggy Guggenheim in gondola. Due erano i segni inequivocabili: i cagnolini al braccio e gli occhiali a farfalla, disegnati per lei dall’artista Edward Melcarth. Si sa, ambientarsi in una nuova città non è mai facile. Così, quando Peggy arriva in laguna nel 1946, va in un bar e chiede qual era il luogo dove poter fare nuove conoscenze: cercava artisti, critici, qualcuno con cui scambiare qualche parola sulla sua collezione (a Parigi, prima della Guerra, era conosciuta come la donna che acquistava un quadro al giorno). Le scrivono il nome di Emilio Vedova su un pacchetto di fiammiferi e l’indirizzo di una trattoria dietro piazza San Marco. Peggy va da “Angelo”, dove trova Emilio e tutto il cenacolo artistico veneziano (quello rigorosamente astratto). A distanza di anni, li immaginiamo ancora lì intorno al tavolo, tra il tramestio dei bicchieri, i baratti di quadri e i pranzi non saldati. Si narra di quando un conto fu pagato per la prima volta da un artista con una banconota, questa venne incorniciata; tutto sotto l’occhio vigile dell’Ultima Dogaressa.   Onomastico: San Giovanni da Kęty