Il 26 settembre 1983 un ufficiale sovietico sventa un conflitto nucleare mondiale 

Si narra che Teseo si preparò ad affrontare il Minotauro mangiando tarassaco per trenta giorni di fila. Peccato, però, che sia stato un soggetto di così poco successo nelle rappresentazioni di questo eroe: vediamo sempre Teseo irretire (e poi abbandonare) Arianna, uccidere il mostro, contro le Amazzoni. E così via. In modo più o meno simile, si è volatilizzata anche la vicenda di Stanislav Petrov. Siamo in una sera di settembre del 1983 e l’URSS è in un momento di grave debolezza: basti solo dire che il presidente in carica, Andropov, governava la nazione dall’ospedale. Alle 00.14 arriva il seguente messaggio: “Missili americani in arrivo. Colpiranno il territorio dell’Unione Sovietica fra 25/30 minuti”. Petrov avrebbe dovuto avvertire i suoi superiori e svegliare il presidente nel reparto di geriatria, così da valutare la possibilità di un eventuale contrattacco. Invece, da analista, non esecutore, si fece venire un ragionevole dubbio: come poi si scoprì, il sistema era stato ingannato dai riflessi di luce sulle nuvole. La carriera di Petrov, però, non arriverà mai così in alto, anche se la sua fermezza ha permesso di sventare una non remota ipotesi di rappresaglia nucleare. Questa vicenda rivelava infatti due falle nel sistema sovietico: la prima, un ufficiale che non aveva seguito il protocollo; la seconda, un debug dei radar. Fu così che venne chiusa in cassaforte, insieme alla carriera dell’ufficiale. Ci consola sapere che, in quella sera, in Petrov si era forse condensato il desiderio di un’intera umanità: il soffio collettivo su un soffione. Onomastici: SS. Cosma e Damiano

Il 25 settembre 1976 un gruppo di ragazzi irlandesi risponde a un annuncio su una bacheca: diventeranno gli U2

Per un adolescente, l’inizio dell’anno scolastico è anche il momento di iniziare a capire cosa farne, del tempo, fino all’estate. Il pub, i dischi, i flirt, certo; però meglio tentare di mangiarsi le ore con l’amplificatore. Così, il quindicenne Larry Mullen scrive un annuncio sulla bacheca della sua scuola a Dublino; comunica che c’è un batterista disponibile a formare una band. Risponderanno in 6, e tra questi ci saranno tutti gli altri tre membri dei futuri U2. Nessuno di loro ha grandissime capacità musicali; del resto, non c’è garage nella storia del rock che non si sia disperato per il suono delle prime prove. Ma questo è solo l’inizio della storia. Il resto, è tutto nel rullante di “Sunday Bloody Sunday”: una marcia che riesce ancora (alla vigilia dei suoi 40), a passare al setaccio lo sbigottimento che ci assale al cospetto di qualcosa che non riusciamo a spiegare, ma che ci sembra abbia dentro della violenza. E in omaggio alla cattolica Irlanda, non ci resta che dire: “ascoltare, per credere”. Onomastico: San Firmino

Il 24 settembre 1959 va in onda per la prima volta lo “Zecchino d’Oro”

“Cari bambini buonasera, io sono Zurlì, il mago del giovedì. E questo è il mio regno che si chiama Fantasia”. Così iniziò lo Zecchino d’Oro, in un teatro di Milano, una sera del ’59. Era la prima volta che, in Italia, i bambini erano i protagonisti di uno spettacolo canoro professionale. Fatto non nuovo nel mondo; eppure, se l’America aveva prodotto Shirley Temple, nella spelonca del Mago Zurlì i bambini non salteranno mai la staccionata del mondo dei grandi; al centro della rassegna ci saranno sempre le canzoni, mai gli interpreti. Ma di cosa parlano, queste canzoni? La prima a vincere nel ’59 di un quartetto di uccelli. Seguiranno molti gatti neri, papaveri e papere, ancora gatti (44), pulcini ballerini e il valzer di moscerini. Il pedagogista svizzero Jean Piaget direbbe che lo Zecchino d’Oro è tutto infarcito di animismo, che è il modo in cui i bambini rappresentano il mondo intorno a loro in una certa fase evolutiva. A noi piace più pensare a loro come maestri di impasti di fantasia. Un po’ come le famose “Tagliatelle di Nonna Pina”. Onomastico: San Pacifico

Il 23 settembre 1971 viene rubato il dipinto “Lettera d’amore” di Jan Vermeer 

Se l’arte italiana dal Rinascimento in poi era tutta eroi e santi, in Olanda c’era invece una pittura che si concentrava sul piccolo del quotidiano. E gli interni di Jan Vermeer (1632 – 1675) ci parlano di tutto questo. Rinnoviamo così il tentativo  – e l’omaggio – cesellando l’ombra di un’arachide: perché questa, infatti, è una vicenda di oggetti piccoli, di storie piccole, di fatti storici – anche importanti – quasi dimenticati. Per cui entriamoci a passo lento, come se indossassimo un paio di pesanti zoccoli olandesi. Anche questo furto ha avuto come protagonista una piccola arma quotidiana: si tratta di un pelapatate, che era nelle tasche di Mario Pierre Roymans quando rubò (e poi recise) la cornice di “Lettera d’Amore” perché non passava dalla finestra del museo di Bruxelles (dove si trovava in prestito dal Rijksmuseum di Amsterdam). Il quadro sarà prima arrotolato nei pantaloni del ladro, poi nascosto in un bosco, poi sotto il materasso dell’hotel dove il giovane lavorava. C’è stato anche un riscatto ma, caso raro quasi quanto le 36 tele di Vermeer sparse nel mondo, questo non era a beneficio del sequestratore: Roymans era rimasto impressionato dal genocidio in corso in Pakistan durante la guerra di liberazione del Bangladesh. Per cui, chiese al Rijksmuseum di organizzare una raccolta fondi a tale scopo. Non ci riuscì, venne acciuffato e messo in prigione; ma ciò non toglie che il suo sia stato un messaggio a cuore aperto e a latitudini lontane. E, forse, non c’è contenuto più bello per quella enigmatica “lettera d’amore” lasciataci in eredità dal pittore. Onomastico: San Pio da Pietralcina

Il 22 settembre è la “Giornata mondiale del rinoceronte”

Immaginiamo che il paesino in cui viviamo sia improvvisamente affetto da “rinocerontite”: spunta un corno a ogni persona intorno a noi e questa comincia a rotolarsi nel fango e correre all’impazzata. Fortuna che si tratta di una pièce del Teatro dell’Assurdo (“Il Rinoceronte”, Eugène Ionesco, 1959). Pare infatti che questo pachiderma, nonostante la grande massa celebrale, non brilli in sagacia. Forse per questo l’autore francese lo scelse come metafora di un comportamento ottuso (o folle) che sgorga dritto dritto dal conformismo. E però, anche se camminiamo su due gambe, non siamo certo più immuni alle ottusità da pozioni magiche. Sapete perché il rinoceronte è a rischio estinzione? Per le presunte qualità miracolose del suo corno. Inoltre, averlo in salotto è sinonimo di uno status symbol. Per dare un’idea del grosso giro d’affari, basti pensare che il corno di un rinoceronte viene venduto a 100 mila dollari al kg. Ne “La fattoria degli animali”, George Orwell fa recitare ai mammiferi intelligenti quasi quanto l’uomo – i maiali – la seguente massima: “quattro gambe buono, due gambe meglio”. Stiamo però cancellando una specie che vive sul pianeta terrestre da 50 milioni di anni; ne siamo proprio sicuri? Onomastici: SS. Maurizio e compagni, soldati e martiri

Il 21 settembre 1937 J.R.R. Tolkien pubblica “Lo Hobbit”

Invaghiti da “Game of Thrones” e dal maghetto di Hogwarts, spesso ci dimentichiamo di J.R.R. Tolkien. Eppure, basti solo pensare che quando la Rowling venne ‘vivamente incoraggiata’ a pubblicare “Harry Potter” sotto pseudonimo, quel “J.K.” non le suonava poi così male: evocava, in fondo, il padre del fantasy. Ma arriviamo al protagonista di oggi, il drago Smaugh, che lo scrittore ci presenta in “Lo Hobbit” tutto sonnecchiante nel ventre della montagna. È una creatura talmente avida che dorme sull’oro e ha una corazza resistente a ogni scalfittura. Ma è lì che si trova il tallone d’Achille, perché c’è piccola scaglia mancante, vicino al cuore; un’informazione che Bilbo (il protagonista del libro) prende e porta a casa, segnando l’inizio della fine del mostro. Proprio pensando a quella corazza, abbiamo realizzato il nostro drago che, a differenza di Smaugh, è ricoperto di ‘scaglie’ di matita. Apparentemente sarà molto più fragile, ma risponde a un preciso disegno: non è tutto oro ciò che luccica! Onomastico: San Matteo

Il 20 settembre 1934 nasce Sophia Loren

La carriera di Sofia Scicolone inizia con un brevissimo frame in “Quo Vadis”. Poi, con “L’oro di Napoli” (1954) di Vittorio De Sica, arriva la prima grande occasione. Del ’55 è “La donna del fiume”, dove Sophia interpreta Nives, una giovane operaia che scorrazza in bicicletta per le valli di Comacchio. Questo film non è certo tra quelli che hanno consacrato l’attrice. Eppure Carlo Ponti (il produttore e futuro marito della diva), non aveva poi così sbagliato, perché tutti gli ingredienti erano stati predisposti per valorizzarne uno solo, Sophia. Questo fatto di aver prodotto un film ‘ricetta’, era stato riconosciuto dallo stesso regista Mario Soldati il quale, in un’intervista del 1962, lo descrisse come una “cucina, una paella alla valenciana”. Qualche legame con il cibo ci sarà pure stato, ma forse Soldati ha sbagliato indirizzo. “Tutto quello che vedete, lo devo agli spaghetti”: ecco la replica di origine controllata e garantita. Buon compleanno, Sophia! Onomastico: Sant’Eustachio

Il 19 settembre 1876 viene brevettato il battitappeto

Ecco qui una storia che sembra evocare apparentemente cameriere affaccendate o donne che non vedono l’ora di andare ai grandi magazzini, per acquistare l’aiuto domestico tanto agognato. Tutto sbagliato, dovremmo proprio rimuovere questa foschia di polvere davanti agli occhi per entrare nel vivo della vicenda. Dunque, il 19 settembre 1876 un certo signor Melville R. Bissell, del Michigan, presenta il brevetto per il battitappeto, l’antenato dell’aspirapolvere. Si dice che lui e sua moglie, Anne, erano infaticabili nel vendere il loro prodotto porta a porta. Nel 1889, alla morte del marito, Anne prende le redini di quella che nel frattempo era diventata una piccola, ma smagliante, azienda familiare: sarà la prima donna CEO degli Stati Uniti. Come in una macedonia di frutta, la storia mischia gli ingredienti per restituirci, spesso, un solo sapore. Ma risalire alle origini, scoprire come tutto sia stato messo insieme, restituisce un gusto prossimo al sublime. Onomastico: San Gennaro

Oggi non inizierà l’Oktoberfest 

Per il secondo anno consecutivo, anche questa manifestazione dovrà capitolare. L’Oktoberfest deve dire grazie al sì di un matrimonio: era il 12 ottobre 1810, quando il principe ereditario Ludwig convolò a nozze con la principessa Therese. Come ogni sposalizio del sud che si rispetti (il sangue di un tedesco di Monaco, infatti, è molto diverso da quello di uno di Berlino), i festeggiamenti proseguirono per molti giorni ancora con gare equestri. Fu un successo, tanto che le corse non si fermarono con il matrimonio; tutti i partecipanti, inoltre, venivano rifocillati con generosi boccali di birra e salsicce. Così nasce l’Oktoberfest, che negli ultimi anni viene anticipato a settembre  un po’ per smistare il traffico mondiale e un po’ per il clima. Tradizione vuole che il primo sabato della festa, gli stand aprano alle 10. Ma attenzione, fino al momento in cui il Sindaco di Monaco non rompe la prima botte viene servita solo birra analcolica; è solo al grido di “O’zapft is!” (“che comincino le danze”) che può accendersi la festa. Speriamo il prossimo anno. Onomastico: Santa Sofia

Il 17 settembre 1976 lo Space Shuttle viene mostrato al pubblico

Se gli antichi Argonauti avevano battuto tutti i porti del Mediterraneo in cerca del vello d’oro, millenni dopo lo Space Shuttle doveva proseguire il viaggio per mari ignoti: l’obiettivo era costruire, satellite dopo satellite, la Stazione Spaziale Internazionale. Dal primo volo del 1981 fino all’ultimo del 2011, i naviganti delle stelle viaggeranno ben 135 volte (due, nel 1986 e nel 2003, sono state purtroppo catastrofiche). Ogni volta che salpava dalla Terra, lo Space Shuttle salutava il suo pianeta con un’enorme nube bianca. Ma anche se i tempi sono andati, ricreare il mito è più facile di quanto si pensi: ad esempio, a noi basta aprire il tubo del colore. Dopo gli Argonauti e gli astronauti, è arrivato il tempo degli ‘imagonauti’. Onomastico: Santa Colomba