Il 5 novembre 1974 si apre a Roma la “Conferenza mondiale dell’alimentazione”

In “Roma”, Federico Fellini ci proietta in una serata carnascialesca della città, tra frattaglie, canti e carbonare anni ‘70. Ecco, immaginiamo quelle stesse trattorie riempirsi dai delegati di tutto il mondo, giunti nella città della FAO per la “Conferenza mondiale dell’alimentazione” nel 1974. È stato un evento abbastanza epocale, in un tempo ancora avido di “Giornate mondiali di…”: crisi petrolifera, diminuzione delle riserve agricole dei grandi produttori (Stati Uniti in primis), erano tra i fatti che lanciarono l’allarme. Da questo summit, nacque il “Comitato per la sicurezza alimentare mondiale”, che aveva il compito di monitorare sulle politiche di produzione e di accesso al cibo. Il monito a quel pezzo di mondo che poteva permettersi di riempire le trattorie di Fellini o i McDonald’s di Ray Kroc, era per la prima volta chiaro: il problema alimentare si affronta coltivando rapporti ampi, oltre le nostre aiuole, recuperando il valore autentico dell’agricoltura. Onomastici: Santi Donnino, Teotimo e Compagni, Martiri

Il 4 novembre 1869 viene pubblicato il primo numero della rivista scientifica “Nature”

Nell’Ottocento ci si rivolgeva alla Natura chiamandola con la lettera maiuscola. Non era deferenza, ma un modo per cucire un rapporto molto sfaccettato. In Leopardi, ad esempio, essa è una sacerdotessa custode del tempo, austera e severa. Dice chiaramente all’uomo che è stato uno sciocco a pensare che il mondo fosse stato fatto per lui; non a caso, l’Islandese a cui si rivolge scomparirà qualche secondo dopo questo colloquio (e per cause ignote…). Stesso periodo, altro Stato, un altro poeta, ma un diverso dialogo: la Mente umana si affida e costruisce sul solido terreno della Natura. Sono le parole di William Wordsworth, che vennero stampate sul primo numero di “Nature”, il 4 novembre 1869. Una dichiarazione d’intenti. Infatti, potremmo spiegare il rapporto degli inglesi con la natura con il concetto di pittoresco che ha nel giardino all’inglese il suo più chiaro esempio: è un gioco tra le parti tra l’artificio umano e la signora padrona di casa. Tutto, però, con molto tatto. Oggi, oscilliamo tra due avamposti: quel chiamare la natura per nome è stato sostituito da un “tu” così diretto che, se essa potesse parlare, ci direbbe che le è urlato in faccia. Parallelamente, arrivano altri modi di dire, e “Gaia” non è che tra i più noti: con questa parola ci si riferisce a una corrente di pensiero secondo cui la Natura avrebbe in sé tutti i meccanismi per rigenerarsi, nonostante i nostri agenti inquinanti, il surriscaldamento globale o la plastica in mare. Il nostro in bocca al lupo va allora tutto a riviste come “Nature”: oggi è più che mai difficile riuscire a restare abbottonati, senza perdere il filo tra scienza, divulgazione, fantascienza e fake news. E finiamo con il mimetizzarci, come il camaleonte. Onomastico: San Carlo Borromeo

Il 3 novembre 1957 il cane Laika viene lanciato nello spazio

Laika è stato il primo essere vivente lanciato nello spazio e la sua avventura sul missile Sputnik 2 ci ha regalato piccole questioni di cuore. La prima, purtroppo, tutta personale: forse per un infarto, o per lo shock troppo forte, la cagnolina morì poche ore dopo il lancio nella bassa orbita terrestre. Non sarebbe arrivata mai nello spazio, nonostante i bollettini della propaganda sovietica. Laika ha avuto, però, molta fortuna postuma, soprattutto nella musica: l’hanno ricordata i brani di Max Richter, dei Gorillaz, o degli Arcade Fire, solo per fare qualche nome… Sempre durante la Guerra Fredda, gli americani inviarono idealmente un cane nello spazio che era già molto amato: si tratta di Snoopy, che nel 1968 diventerà la mascotte del programma Apollo 10. Ma attenzione, nella realtà gli Stati Uniti lanciavano nello spazio i primati: meno amati dagli umani (in fondo, chi è che ha una scimmia in casa), ma molto più simili a noi. La propaganda sa celare sempre i suoi trucchi con una precisione certosina. Leggendo meglio, però, scopriamo che questi sono evanescenti come un velo di fard. Rimane, per fortuna, il ricordo di queste piccole mascotte immolate: amabili e intergalattici resti. Onomastico: Santa Silvia

Il 2 novembre 2001 esce negli Stati Uniti “Monsters, Inc.”  

Quando questo film Disney-Pixar debutta al cinema, il concetto di rinnovabili confluiva forse solo in qualche rigagnolo accademico. C’è poi la fantasia, che taglia il traguardo sempre prima: in “Monsters, Inc.”, l’energia non deve essere importata e i cittadini non sono arrabbiati per l’ennesimo rincaro. La forza motrice della città sprizza da uno strano patto elettorale tra i mostri e i bambini: i primi spaventano i secondi, e le urla si trasformano in un utile voltaggio. Durante il cartone animato, si scoprirà poi che le risate dei bambini rendono meglio dei pianti. Il film torna all’origine della parola latina mostro, che scivolava nella più conturbante accezione di ‘prodigio’. Nella nostra modernità, tuttavia, spesso sentiamo dire che il sonno della ragione genera mostri. Ora, rileggendo questa frase in modo non letterale, ci accorgiamo che è solo quando la ‘ratio’ si fa un po’ più in là che possiamo misurare la realtà in modo diverso. E, a questo punto, chi può aver paura di un ‘prodigio’ nell’armadio? Commemorazione di tutti i fedeli defunti

1 novembre: Día de los Muertos e Ognissanti 

Quando qualcuno parla di danza macabra, arrivano alla mente una falce e il contorno di un affresco medievale. Eppure, nel “Settimo Sigillo” di Ingmar Bergman, quei non-più vivi non erano poi così tanto tristi a danzare con la morte… Teniamo questa baldanza per volare in Messico dove, in queste ore, è il tempo del “Día de los Muertos”. La festa riserva un pensiero per tutti: chi è morto in modo violento, chi troppo presto, oppure chi non è mai nato. Se le anime dei defunti tornano sulla terra, allora saranno accolte da fiori gialli e arancioni, che tappezzano tombe, strade e un pulviscolo di piccoli altari. Il Día de los Muertos è una festa colorata e vuole dimostrare non tanto l’attaccamento alla vita, quanto una linea di continuità tra ciò che è al di qua e al di là di essa. In fondo il culto dei Santi, che cade in contemporanea in un’altra pagina della cristianità, non è lì per ricordarci una somma di buone pratiche, ma l’immagine che queste persone hanno lasciato del loro transito in vita. Che è vivida. Anche se a latitudini lontane, il nastro che tiene uniti questi cugini diversi non è poi così difficile da trovare. Sapete da dove viene il fiore che è associato alla nascita per eccellenza, quella del 25 dicembre? La famosa stella di Natale nasce nientemeno che in Messico. Quando si dice “ditelo con un fiore”… Ognissanti

Il 31 ottobre 1929 nasce Carlo Pedersoli, alias Bud Spencer

Kairos era la divinità greca del “momento opportuno” e quando Carlo Pedersoli entra nel mondo del cinema, aveva già attraversato più di qualche fase ‘opportunamente’ vissuta: campione dei 100 stile libero, studente di Chimica e Giurisprudenza, carpentiere in Brasile e meccanico in Venezuela. Torna a Roma all’inizio degli anni ’60 e sposa la figlia di un produttore cinematografico, cominciando a familiarizzare con quel mondo. Al tempo, gli spaghetti western erano già diventati un genere che fruttava propaggini e derivati. Succede che, per uno di questi film, c’era bisogno di un uomo che fosse di stazza e di barba: Carlo Pedersoli rispondeva perfettamente all’identikit. Così, il nostro si butta nella mischia con il nome di Bud Spencer, rinunciando anche al volto glabro (non voleva essere troppo identificato); credeva di poter tornare indietro appena avrebbe potuto, invece “Dio Perdona… io no” (1967) sarà solo il primo di una trentina di film di sonori pugni, schiaffi e risate. Questo è un nostro piccolo omaggio alla memoria del grande Bud Spencer, che abbiamo voluto immaginare con una vocazione da pugilatore sin dall’infanzia. Onomastico:Sant’Alfonso Rodriguez

Il 30 ottobre 1938 Orson Welles trasmette per radio un realistico adattamento de “La guerra dei mondi”

Nel 1938 il mondo osservava, ansioso, i movimenti a placche dell’Europa (Hitler infatti aveva già messo le mani sull’Austria). Ma a un’invasione da Marte, però, nessuno davvero pensava. È la sera del 30 ottobre 1938 e alle ore 20 sul canale della CBS andava in scena la cronaca di un attacco alieno. In scena, esatto. Ma tutto era stato studiato per simulare il vero, complice uno stile di racconto impersonale e giornalistico: non mancavano i commenti a caldo dell’astronomo di turno, i rumori di fondo, il panico e la concitazione generali. Orson Welles, attore e deus ex machina di tutta la faccenda, il giorno dopo dovette spiegare in una conferenza stampa che si trattava ‘solo’ della trasposizione radiofonica del romanzo di “The War of the Worlds” di H.G. Wells. Sembra che tutto quel realismo avesse gettato gli ascoltatori nel panico (ricordiamo che la radio, al tempo, era l’unico mezzo di informazione di massa). Eppure, le stesse stime dei numeri sono state oggetto di non poco revisionismo. Cambiano i mezzi, e i tempi, ma le fake news mantengono quella straordinaria capacità di diffondersi alla velocità della luce! Onomastico: San Germano Calendario Electrabel (società elettrica belga), 2006

Il 29 ottobre 1945 viene messa in commercio la prima Bic Cristal

Nella nostra vita, poche volte abbiamo avuto l’occasione di associare all’aggettivo “cheap” qualcosa di buono: la penna Bic Cristal, è uno di quei casi. Il primo brevetto era di László Bíró, un giornalista ungherese che combatteva ogni giorno con gli effetti collaterali della stilografica: sbavature, inchiostro che non asciugava, etc… Le prime penne a sfera messe sul mercato americano erano un’idea sì originale, ma cara: costavano l’equivalente di 180 dollari di oggi. Arriva così Marcel Bich, un imprenditore francese di origini italiane che capì di poter sfruttare a suo vantaggio quel materiale nuovissimo e leggero: proprio lei, la plastica. Abbattendo i costi di produzione, la penna Bic Cristal è diventata l’oggetto che non ha bisogno di presentazioni, neanche nella galleria di design del MoMA. Spesso, si tende a visualizzare la nascita di un’idea con una lampadina che si accende. A volte, può esser sufficiente saperla orientare nella stessa direzione in cui va il mondo. E la penna Bic, in questo senso, più che una lampadina è un vero e proprio lampadario! Onomastico: San Feliciano

Il 28 ottobre 1919 negli Stati Uniti d’America inizia il Proibizionismo

Dopo l’irruzione della polizia in uno speak-easy, due musicisti rimangono senza musica e senza salario. Siamo a Chicago nel 1929 e, come se non bastasse, i nostri protagonisti sono i testimoni di una strage tra gangster. La loro fuga li metterà sui passi di Zucchero, la Marilyn Monroe di “A qualcuno piace caldo”. Parlando in gergo tecnico, l’incipit di questo film è una sapiente mixology di tutte le componenti del “Proibizionismo”. Vediamolo da vicino: dal 1919 al ’33 negli Stati Uniti venne proibito il consumo e il commercio di alcolici. Così, il dio mondano dell’alcool veniva celebrato nei retrobottega degli speak-easy, bar clandestini. La Mafia, dal canto suo, razzolava in questo enorme commercio in nero. È stato un decennio in cui i fumi dell’alcool si mescolarono a quelli delle pistole, dando origine a quell’iconografia alla grande Gatsby fatta di sigari, gessati e cappelli Fedora. Gli speak-easy erano conosciuti anche con la variante slang di “blind pig” o di “blind tiger” (slang anche nel servizio e nella qualità dell’alcool servito). Al nostro “yellow canary”, dunque, non resta che la parte di un alieno in buona compagnia. Del resto, come si dice nel film che ha aperto la storia di oggi, “nessuno è perfetto”. Onomastici: Santi Simone e Giuda Taddeo, Apostoli

Il 27 ottobre 1728 nasce James Cook

Nel 1770, James Cook approda sulle coste australiane a bordo della nave “Endeavour” (“Tentativo”). In un certo senso, non fu un tentativo andato a buon fine: i filosofi, infatti, avevano predetto l’esistenza di una “Terra Australis” estesa almeno quanto la sua controparte boreale. Per quanto Cook si fosse adoperato per misurarne le coste (magari usando questi strumenti gialli da architetto che danno forma al nostro canguro), l’Australia no, non era poi così grande. Durante una di queste spedizioni di misurazione, Cook scoprì il canguro. Ma anche il nome dell’animale simbolo del continente è stato, per molto tempo, al centro di un malinteso. Quando la flotta europea chiese ai locali il nome di questo mammifero, la risposta fu “kangaroo”, che si credette dovesse significare qualcosa tipo “non ho capito”. Studi postumi, smentirono questa leggenda australiana, dimostrando che nelle lingue aborigene “ganurru” voleva dire effettivamente “grande canguro nero”. Come un boomerang, le parole fanno balzi pindarici in avanti, per poi tornare indietro, tracciando linee imprevedibili. L’importante è che non ci colpiscano in fronte. Onomastico: Sant’Evaristo