Il 26 ottobre 1871 nasce Trilussa

Se dovessimo raccontare questo poeta a una qualsiasi persona che non sia di Roma, la porteremmo prima di tutto a Trastevere, sotto la targa in travertino che ci indica che ci troviamo proprio lì, a piazza Trilussa: avamposto di giovialità genuinamente romana. Non è un caso che di tutti i crocicchi sparsi nei suoi 1287 chilometri quadrati, a Trilussa sia stata intitolata proprio questa piazza. In fondo, è una di quelle che più ci parla di quella che è, e sarà, la storia della mentalità di questa città. Antonio Salustri (questo era il suo nome di battesimo), raccontava Roma con un poetare formato tabloid, descrivendo un popolino decadente e formicolante, sagace e mai stanco dell’agio. Era un po’ come la mosca di una sua poesia, quella che volava per inerzia e riusciva più o meno a stare a galla (almeno finché non incontrava il ragno). Oggi, l’identità di Trastevere (e della stessa Roma) è un po’ più un bailamme: forse rimarrà qualcosa della schiettezza del Ponentino, forse sarà turistica, forse solo glam, chi lo sa. Ai tempi, un giornalista criticò il poeta per aver trasmesso l’idea di una città “in pantofole”. Effettivamente Trilussa è stato a suo modo un vate: passano gli anni, ma la colazione per un romano (al bar, in casa o sul terrazzo del vicino), è sempre sacra. E, per tutti i non romani, quando un cittadino dell’Urbe vi invita a colazione, vuol dire che vuol proprio farvi sentire a casa. Onomastico: San Beano Vescovo

Il 25 ottobre 1838 nasce Georges Bizet

“La donna è mobile, qual piuma al vento”: qualcuno aveva informato Giuseppe Verdi della relatività di un peso piuma? Perché oggi, parliamo di un compositore che si trova all’estrema periferia di quello di Parma almeno se, ad essere in gioco, è la fama. Georges Bizet: vita, salute e fortuna precarie, morì qualche mese prima di assaporare la sua “Carmen” in gloria. Un’opera buffa non può esser realista e, soprattutto, l’amore eroico non è affaire di zingara; questo, diceva la vulgata. Invece, la “Carmen” sarà un successo postumo, nel pieno senso della parola. In una Siviglia al flamenco e scialli al vento, c’è una giovane che ama l’uomo sbagliato; del resto, lei, cosa ci può fare? “L’amore è un uccello ribelle” recita nell’aria più nota. Carmen sarà uccisa dall’altro uomo, quello rifiutato, quello che non ha accettato una scelta. È questa, in fondo, la sua attualità, almeno finché questa storia continuerà ad essere anche la nostra cronaca. Georges Bizet ci ha regalato un libero arbitrio sotto forma di crocchie e pesi piuma. Come si dice in gergo tecnico, ha dato il La, onorando non solo la sua professione, ma un sentire comune: Carmen non è un’eroina che muore, ma una ragazza come tante. E per questo noi, più che offrire argomenti “tirati per i capelli”, non possiamo far altro che ringraziarlo, sperando arrivi il giorno in cui un peso piuma riuscirà a fare come Davide contro Golia. Onomastici: Santi Crisanto e Daria Martiri

Il 24 ottobre 1961 il LEGO viene brevettato negli USA

Quando nel 1932 Ole Kirk Kristiansen avviò la produzione industriale della LEGO, era arrivato il momento di scegliere anche il nome. L’imprenditore falegname crea così una nuova parola, unendo le iniziali dell’espressione danese “Leg godt” che si traduce con “Gioca bene”. Più tardi, si scoprì che in latino questa parola vuol dire “mettere insieme”: una felice coincidenza. Arriveranno poi la plastica, i personaggi dal volto giallo e solare e Minecraft, un video game amatissimo dai teenager che si ispira molto ai LEGO. L’azienda vorrebbe arrivare al 2030 con una produzione ecosostenibile al 100%. Eppure, al di là delle scocche, per comprendere la LEGO dovremmo forse scomodare la filosofia danese. “Hygge” è un termine che sa di inno nazionale: è uno star bene che può arrivare da una casa, da una situazione umana stimolante o da una candela accesa. In fondo, chiunque abbia passato del tempo a costruire una bifamiliare con giardino (o la scuola di magia di Harry Potter), lo ha trascorso proiettandovi o fantasticando uno stato di benessere domestico, mattoncino dopo mattoncino. Obiettare che la parola “hygge” è un po’ più difficile da ricreare nella vita vera, potrebbe esser non solo doveroso, ma sacrosanto. Ma non preoccupatevi, c’è sempre; anche se, come accade nelle lettere qui sopra, dobbiamo metterci un po’ di impegno per scovarla. Onomastico: Sant’Antonio Maria Claret

Il 23 ottobre 1920 nasce Gianni Rodari 

Per Gianni Rodari una mela che cade sulla testa di un individuo dà vita a un bernoccolo; ma una mela che arriva sulla testa di Newton si trasforma nella legge di gravitazione universale. Ecco il potere dell’immaginazione, che fa di ogni preparazione (umanistica o scientifica che sia), un semplice catalizzatore. Il nostro autore ritiene che proprio lei, l’immaginazione, formi il nostro corredo neuronale più importante. Per questo ci consiglia di assemblarlo per bene sin dalla nascita: ci metteremo dentro vestiti colorati, forse alcuni accostamenti bizzarri e, perché no, anche gli acquisti sbagliati (per Rodari, infatti, l’errore è il toccasana rinfrescante per tutte le sinapsi). Ad un certo punto questo baule si aprirà e un’idea (qualunque essa sia) uscirà. E a questo punto, se diventeremo Newton o semplicemente degli adulti pieni del loro bagaglio di fantasia, fa davvero poca differenza. Onomastico: San Giovanni da Capestrano

Il 22 ottobre 1913 nasce Robert Capa

Robert Capa è ancora il decano dei reporter di guerra. Ungherese naturalizzato statunitense, segue molti degli episodi di quella polveriera che era l’Europa tra le due guerre. Va in Spagna per vedere cosa stava facendo Franco; in Italia e in Africa è presente alle battaglie clou. È anche su quella spiaggia della Normandia che definisce “fumante” all’alba del D-Day. Cessate le armi, nel 1947 fonda la “Magnum Photos” insieme a Henri Cartier-Bresson e David Seymour. Morirà in Vietnam nel 1954, a causa di una mina antiuomo. Lo scatto che ha consacrato Robert Capa, quello che mostra il miliziano spagnolo morente, sembra che sia stato però più ‘studiato’ che spontaneo: un peccato imperdonabile per un fotoreporter. Ma quest’immagine continua a parlare ancora di guerra, nonostante le tante guerre che sono venute dopo. Questo vuol dire solo una cosa, che Robert Capa è riuscito ad andare dritto al centro. E se lo ha fatto con un trucco, davvero poco importa. Onomastico: San Giovanni Paolo II

Il 21 ottobre 1879 Edison inventa la lampadina 

La prima lampadina di Thomas Edison aveva una durata di circa quaranta ore: che non sarebbero sufficienti a raccontare una vita fatta di oltre 1000 brevetti. Edison diventerà l’incarnazione del mito del self-made man americano. E questo non solo per ciò che ci ha lasciato, ma per come è riuscito a doppiare la sfortuna che l’ha accompagnato sin da subito, inventando soluzioni che erano da centometrista e maratoneta allo stesso tempo. Ultimo di sette figli, soffre giovanissimo di problemi di udito. Impossibile socializzare a scuola, così come tenere il passo di quelle lezioni ripetute a memoria: si rifugia così nei libri e nell’immaginazione. Arriva poi il telegrafo e quando questo strumento passa dal linguaggio Morse al sonoro, il giovane escogita una soluzione per continuare a lavorare, nonostante fosse praticamente sordo. Ostacolo dopo ostacolo, arriverà alla lampadina del 1879 che, a questo punto, ci sembra proprio l’effetto di una vita presa a morsi. Onomastico: Sant’Orsola

Il 20 ottobre 1984 il Chianti diventa DOCG

Nel suo libro “Maledetti toscani“ Curzio Malaparte si diverte a scartabellare vizi e virtù dei suoi conterranei. Scrive, ad esempio, che i toscani non si inginocchiano mai: piuttosto, “stanno in piedi con le gambe piegate”. Essendo nato a Prato, può anche dire fuori dai denti che il disprezzo è ciò che fa un toscano: un disprezzo allegro, ragionatissimo e antico. E ancora che “tutti si sentono a disagio” al cospetto di una persona nata nel raggio di 100 chilometri dall’Arno. Ora, proviamo a sostituire Chianti (ma solo quello “Classico”), tutte le volte che abbiamo scritto la parola toscano: siamo certi che si troverebbe perfettamente a suo agio. Il Chianti, infatti, è stato il primo vino italiano a tracciare i confini di quella che chiamiamo ‘qualità’; siamo nel 1716, al tempo di Cosimo III de’ Medici. Per cui, il riconoscimento DOCG del 1984 non è che l’ultima battaglia vinta dal Gallo Nero (prima simbolo territoriale del Chianti, poi anche del suo vino). L’enologia, in fondo, è una pura questione di geni, un viaggio lampo nel dna di un territorio. Onomastico: Santa Maria Bertilla Boscardin

Il 19 ottobre 1954 il MoMA festeggiava il suo XXV anniversario 

Il MoMA aprì le porte l’8 novembre 1929, solo dieci giorni dopo il crollo della borsa di Wall Street. L’anno prima, invece, René Magritte aveva dipinto “The Lovers”, un quadro che ci mostra due amanti che si baciano; ma il loro rimarrà un tentativo, perché i volti sono divisi da lenzuoli. Mutatis mutandis, e al tempo di un’altra crisi, la foto più iconica del “World Press Photo 2021” fissa l’abbraccio tra una paziente di una casa di cura in Brasile e un’infermiera: era il primo che la signora riceveva dopo cinque mesi di isolamento e c’è sempre un lenzuolo, anche se in plastica, a dividerle. Arriviamo ora al motivo di questo parallelismo, perché nel comunicato stampa della mostra per i XXV anni del MoMA, il direttore Alfred H. Barr dichiarava che non sempre è facile scegliere le opere da acquistare per il museo e, quindi, quali riferimenti culturali consegnare al futuro. Il direttore era consapevole del fatto che la maggior parte delle ipotesi del suo oggi, sarebbe stata sicuramente sbagliata domani; gli rimaneva però la consolazione di poter “amare e godere anche degli errori”. Forse non troppi errori, se quel quadro di Magritte (entrato nel museo tanti anni fa), è la chiave di volta per leggere un’immagine di oggi. L’amore per l’errore, invece, rimane tutto a noi. Infatti, in omaggio al celebre “Ceci n’est pas une pipe”, l’immagine che vedete non è un ombrello, non è una gruccia e, purtroppo, non è un Magritte. Onomastico: San Paolo della Croce

Il 18 ottobre 2019 esce l’ultimo album di Franco Battiato 

L’ultimo album di Franco Battiato si chiama “Torneremo ancora” ed è un compendio dei suoi brani più famosi. Tra questi c’è solo un singolo, inedito, che dà il nome all’album. Come sempre accade alla scomparsa di grandi oratori del nostro tempo, si tende a vedere nell’ultimo lavoro una sorta di testamento spirituale. In realtà Franco Battiato aveva preparato il colpo vincente molti set prima, come fanno i grandi tennisti. Se in “Torneremo ancora” si parla di “cittadini del mondo che cercano una terra senza confine”, una certa idea di vastità permea le sue strofe sin da quando ci lasciava intravvedere le zingare ballare nel deserto. Arriviamo così agli ultimi anni, quando si rifugia a Milo, un paesino visitato regolarmente dalle piogge di polvere dell’Etna. “Tornerai ancora”, Franco Battiato, come fa la sabbia dei mandala tibetani che tanto amavi. In realtà torna già ogni giorno, grazie alle melodie così nitide e pulite che raggiungono il nostro cuore prima delle nostre orecchie. Onomastico: San Luca Evangelista

17 ottobre: omaggio al fungo porcino

Ecco una giornata che evoca scarponi, spore e boschi. Invece ce ne andremo molto lontano, in Giappone. Sembra che gli chef del Sol Levante stiano cercando da molto tempo il vello d’oro della cucina: l’umami. Sarebbe un quinto sapore, scoperto da uno scienziato nel 1908, che si mette in coda dopo il dolce, il salato, l’amaro e l’aspro. L’umami è un particolare cocktail di elementi chimici, di cui possono essere ricchi anche alcuni alimenti di uso comune, come i funghi. Ma qual è il gusto dell’umami? Gli chef parlano di un sapore mite e dolce, persistente sulla lingua e duraturo. Chissà se un giorno ci siederemo a tavola dicendo “questo piatto è proprio umami”, vuol dire che non dovremmo più spiegarlo. Ma se è vero che in un’ora nasce un fungo, magari succede lo stesso anche con l’umami. Nel frattempo, non dimentichiamo che il sapore dell’autunno è sempre quello che ci trasmette un buon porcino, che di anno in anno sa essere sempre carezzevole come un guanto. Così, mentre i giapponesi capiscono meglio cosa sia l’umami, noi possiamo decisamente accontentarci. Onomastico: Sant’Ignazio di Antiochia